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Cappuccio e croisssant

Quando mi siedo al tavolo dell’Ingegner Monzi è ancora da solo. “Allora?”, gli chiedo, “chi è il nostro ospite?”, “non so se lo conosci è Maurizio Rovati, un pezzo grosso dell’antiterrorismo”, “Servizi o Arma?”, “Arma, Colonnello”, “e cosa vuole da me l’Arma?”, gli chiedo sgarbato, ma a settant’anni suonati non sono più uno che le manda a dire, “adesso te lo dirà lui stesso, eccolo che arriva”.

Rovati non mi piace già dal primo sguardo. Mi stringe la mano e fa quel genere di convenevoli che odio “il famoso Avvocato AK47”, mi fa, “ho sentito molto parlare di lei”, e in bocca a un carabiniere non so se sia un complimento o un ammonimento, perché niente di quello che ho fatto negli ultimi quarant’anni è stato troppo legale. Gli stringo la mano e mugugno. Che pensi pure che sono un vecchio coglione. Rovati si siede, ordina cappuccio e un croissant e arriva subito al sodo “abbiamo un problema che sappiamo come risolvere ma la sua soluzione potrebbe fare troppo rumore”, l’Ingegner Monzi mi guarda “anche il Ministro è molto preoccupato”, “allora non risolvetelo”, dico io serissimo, “se non intervenissimo il rumore sarebbe anche peggiore”, chiude Rovati mordendo il suo croissant

Quello che ci stiamo dicendo è strettamente confidenziale, il Segretario del Ministro ha garantito sulla sua discrezione, Avvocato”, fa Rovati pieno del suo ruolo. Ci tiene a farmi capire che dipendesse da lui non sarebbe neanche a questo tavolo. Mi fa pesare che non faccia più parte della famiglia da più di dieci anni. E noi dei Servizi non abbiamo mai amato quelli dell’Arma. “Non capisco il ragionamento”, lo interrompo, “siete voi che mi avete chiamato. Io non ho chiesto nulla. Solo io garantisco per la mia discrezione e se non si fida la questione finisce qui. Al bar a fianco fanno un cappuccino ottimo, potrei pensare di andare li a finire colazione e lasciarvi qui a discutere sulla vostra confidenzialità”. Mi alzo e faccio per andarmene. L’ingegner Monzi mi prende per un braccio mentre mi sollevo “aspetti, ci serve il suo aiuto”, “non mi era sembrato”, ringhio, “ci serve il suo aiuto” mormora a denti stretti Rovati. Devono avere proprio il pepe al culo se lo sbirro mi chiede scusa. Mi siedo e ascolto Rovati senza interromperlo più. La questione è molto complessa. Aveva ragione a temere il botto. “Quando accadrà?”, gli chiedo, “questa notte”, mi conferma Rovati. “Quanto tempo abbiamo?”, “pochissimo”, fa Rovati, “dopo parto per Napoli dove abbiamo convocato una riunione di emergenza”, “vengo anche io”, gli dico. L’Ingegner Monzi e Rovati mi guardano. “Non so se sono autorizzato”, fa Rovati diffidente. Io rispondo al suo sguardo con noncuranza, sorrido, non è un problema mia e se vogliono il mio aiuto devono stare al mio gioco, non è che mi stia divertendo a giocare alla spia con gli amici. L’Ingegner Monzi si alza e fa per uscire fuori dalla stanza schermata, “chiamo il Segretario del Ministro e faccio autorizzare l’Avvocato”, “ma non è più uno dei Servizi ora, è un semplice civile, non so se sono autorizzato”, ripete ancora Rovati “è una questione di emergenza nazionale”, fa Monzi, “lo facciamo autorizzare”. Io sorrido, finisco il croissant che non avevo toccato, mi era tornato l’appetito.

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