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La terra dei fuochi

Stiamo viaggiando veloci sull’A1. Stiamo andando a Napoli per una riunione d’emergenza. Questa notte arriveranno a Taverna del Re tre camion che non scaricheranno eco balle campane ma rifiuti pericolosi che provvengono dall’ex Petrolchimico di Porto Marghera. “Stanno bonificando l’area per venderla definitivamente”, ha detto Rovati, “Il Comune di Venezia è pronto a espropriare le aree inutilizzate dall’Eni a Porto Marghera. Hanno inserito la delibera nel nuovo piano regolatore, vogliono individuare un’area di sviluppo vicino all’aeroporto e recuperare le zone vicine per destinarle all’insediamento del terziario. Quindi anche l’ultima fossa di rifiuti pericolosi, scavata all’interno del petrolchimico deve essere spostata”, “di cosa si tratta?”, avevo chiesto, “sono  depositi di ammine, amianto, benzene, cadmio, acido solforico, polimeri tossici, sostanze classificate R45, tutta roba che stava li sotto dai primi anni ottanta”, “tutta roba che ufficialmente non esiste”, “esatto ma adesso deve sparire prima dei lavori previsti dal nuovo piano regolatore. I costi di bonifica manderebbero a puttane il budget”.

Il problema da risolvere non sono i rifiuti pericolosi e neanche la loro destinazione. Taverna del Re è ormai andata. Nella contrattazione non ufficiale tra emissari dello Stato e Camorra, Taverna del Re è stata venduta, sacrificata, per salvare altre aree. La trattativa non è stata alla pari perché lo Stato è troppo debole, non può esporsi e non ha il controllo quotidiano del territorio. Il problema da risolvere è che questa notte, mentre passeranno degli anonimi camion che ufficialmente trasportano eco balle un gruppo di 4 attivisti ecologisti tenterà di fermarli con un attentato dinamitardo. Se il contenuto dei camion si sverserà in strada sotto gli occhi di tutti sarà impossibile negare l’origine dei rifiuti e succederà il finimondo. Se i 4 attivisti venissero fermati prima, con l’accusa di attentato terroristico, bisognerebbe comunque spiegare l’obiettivo del loro attacco. Comunque si rigiri la faccenda verrebbe fuori un casino.

La riunione in una stanza disadorna della Procura di Napoli è piena di alti papaveri, qualche politico, tante mostrine, qualcuno in borghese dei Servizi che mi guarda come fossi un residuato bellico. Il leggendario grande vecchio da Mosca. Non sanno che pesci pigliare. Qualcuno propone la mano dura, “arrestiamoli subito”, ma Rovati ha altri ordini “non possiamo rischiare lo scandalo proprio adesso. Il Ministro non vuole venga tirata in ballo Marghera, si insinuerebbe che ci sono altri rifiuti nascosti, il piano regolatore andrebbe a puttane e l’area perderebbe il suo valore. Ci sono personalità illustri che si sono spese e ci sono in ballo centinaia milioni di euro di investimenti”, “fermiamo i camion”, dice un altro, “non possiamo farlo, ammetteremo che sapevamo e dovremo spiegare perché sapevamo e chi sapeva. Chi glielo dice ai cittadini che Taverna del Re è venduta e fottuta?”. Qualcuno della mia generazione si lascia sfuggire un “ai miei tempi l’avremo risolta facile”, capisco a cosa allude. Le ho autorizzate anche io quelle operazioni. Si perquisiva la casa di un sospettato e per puro accidente o per autodifesa partiva un colpo e il sospettato non era più un problema. In Russia non ci mettevamo neanche questi scrupoli. La gente spariva in circostanza misteriose ogni giorno.

Trattiamo”, dico io interrompendo il silenzio irreale che era calato. Tutti guardavano Rovati, ora tutti guardano me, il vecchio Avvocato AK47. “Incastriamoli e negoziamo la loro liberazione”, “come?”, sbotta Rovati, “solito trucco: droga. Sono giovanissimi tutti e 4 non vorranno marcire in carcere e minimo gli danno 6 anni. Se siamo bravi e li becchiamo con un quantitativo importante possono prendersi anche più di dieci anni. Processo per direttissima perché colti in fragranza di reato. Li sbattiamo dentro per qualche mese, in isolamento, non li facciamo parlare con nessuno se non con l’avvocato. Niente visite dei familiari, li facciamo scendere nell’inferno più nero, nel peggior carcere che abbiamo. Poi gli ventiliamo la possibilità di una riduzione di pena se dimenticano questa faccenda di Marghera. Se tutto va bene quando usciranno saranno passati minimo 4 anni e nessuno ripenserà a questa storia. Se trapela qualcosa la smentiamo. Se i familiari insinuano qualcosa sono complici e comunque sono di parte. Per l’opinione pubblica saranno 4 giovani arrestati con 10 chili di coca colombiana, non sono dei teste credibili. Ho letto nel dossier che uno di loro ha dei precedenti penali  e un’altro viene da una famiglia molto disagiata. Se qualcuno di loro dice mezza parola gli organizziamo una riunione notturna di secondini in cella per spiegargli che la maniera migliore per sopravvivere li dentro è starsene zitti”. “Lei pensa possa funzionare?”, fa uno dei papaveri in mostrine guardandomi con sospetto, “potrebbe anche funzionare”, sorride Rovati.

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