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Tre sospetti fanno un indizio

Il mio Freccia Rossa per Milano viaggia veloce. È una mattina fredda, sembra di essere in autunno. Il cielo è nero come i titoli dei quotidiani di oggi. Le prime pagine sono tutte per Mario Cal, il vicepresidente della Fondazione San Raffaele. L’ho incontrato un paio di volte ma non abbiamo mai parlato. Alcuni giornali danno una piccola enfasi alle due lettere che ha lasciato, una alla moglie, l’altra alla segretaria. Posso immaginare la natura privata di quella alla moglie, posso sospettare anche qualcosa su quella alla segretaria, non tutta privata. Ma la questione è gestita direttamente da Oltre Tevere e non trapelerà nulla. Nel solco della tradizione millenaria non si disturbano i morti, loro è il Regno dei Cieli.

In mezzo alle notizie dall’estero leggo di un altro suicidio. “Sean Hoare, firma del News of the World, è stato trovato morto lunedì mattina nella sua casa di Langley Road, Watford”. Hoare era quello che aveva scoperto l’esistenza delle intercettazioni illegali che si facevano al giornale e  che spifferò tutto in un’intervista al New York Times. I pezzi sui giornali raccontano quello che si può. Ognuno ha i suoi spin doctors, anche a Londra, soprattutto a Londra. Il giornalista è stato licenziato dal tabloid nel 2005. Ma soprattutto, scrivono i giornali, Hoare per anni ha cercato di disintossicarsi da problemi di droga e alcol. Usano proprio questo tempo “ha cercato”, vuol dire che non ci era mai riuscito. E bravi. Vuol dire che non era un tipo affidabile, vuol dire che si è suicidato a causa di alcol e droga, vuol dire che se per caso si scoprisse che è stato suicidato potrebbero essere un delitto maturato negli ambienti della droga, magari Hoare doveva soldi a qualcuno e si sa, la droga costa. Ognuno ha i suoi spin doctors, soprattutto a Londra.

Arrivo a Milano in perfetto orario. Prendo un taxi fino a casa di Piero. Piove. Mi sembra una giornata di fine settembre, di quelle che annunciano l’autunno, ma siamo in pieno luglio. Piero è un mio informatore. Tiene sotto controllo per mio conto alcune questioni del Nord Italia. È un ex della Guardia in pensione, non ci scriviamo mai e non ci sentiamo per telefono. Sarebbe anche difficile perché io non ho un telefono e ufficialmente non esisto. Se dovessi essere fermato ad un controllo senza documenti ho un numero del ministero da chiamare. Sotto il mio vero nome di nascita per lo Stato italiano c’è una data di morte: Mosca 13 luglio 1992. Sotto il mio codice di quando lavoravo per i Servizi c’è un’altra data: 31 dicembre 1990 e una scritta: congedo pensione. Esiste solo il mio alias: Avvocato AK47 e i pochi che mi hanno visto qui in Italia hanno tutto interesse che io non esista.

Suono il citofono di Piero. Tre squilli lunghi e due corti. Aspetto 5 minuti. Suono ancora. “Strano non risponde”. Provo a spingere il cancello, è aperto. Entro nell’androne del palazzo e prendo l’ascensore. Arrivo al quinto piano dove abita Piero. La porta di casa sua è spalancata. Dentro ci sono due poliziotti e degli infermieri che caricano un morto coperto da un lenzuolo su una barella. Piero è morto. Richiudo la porta dell’ascensore e faccio finta di aver sbagliato piano. Premo di nuovo piano terra ed esco in strada. Piero è morto, non ci posso credere. Non so nemmeno come.

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