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L’arsenale mancante

Arrivo all’appuntamento che sono visibilmente stanco. Mi siedo e L’ingegner Monzi sta finendo la sua brioche al cioccolato. Mi fa cenno di chiamare il cameriere ma io ho lo stomaco chiuso. Gli faccio cenno che sto bene così. Monzi si pulisce le briciole e mi fa “l’abbiamo cercata qualche giorno fa”, “non sono stato bene”, gli faccio, “alla mia età”. “Mmh”, fa Monzi poco abituato a non avere tutti a disposizione, “le dice nulla il nome Alexander Zhukov?”. Faccio un salto impercettibile sulla sedia. “Credevo fosse una storia vecchia. Era stato arrestato dalla Magistratura di Torino per traffico internazionale di armi nel 1994”. “Anche io credevo fosse una vecchia storia”, fa Monzi, “Zhukov è tornato sul mercato?”, chiedo, “no, non lui, ma quel carico di armi si”, “non era stato distrutto?”, “non era stato distrutto”. Guardo Monzi, tiene gli occhi leggermente bassi, guarda la tazzina vuota, “che altro c’è?”, chiedo, “il carico non era stato distrutto, è tornato sul mercato ma sopra c’è ancora il segreto di Stato”.

Ricordavo quella storia. Gli Inglesi avevano scaricato Zhukov e avevano soffiato ai Servizi italiani che avevano avvertito la NATO. La Jadran Express era stata bloccata in mare, nel Canale d’Otranto ed era salto fuori l’arsenale che trasportava. Quasi 30mila AK47, decine di milioni di proiettili, missili Katiuscia e razzi anticarro. Intervenne la magistratura di Brindisi, la Dia, poi la Procura di Torino e Zhurkov finì fottuto. Si disse che il carico era diretto alle guerre dei Balcani, in mano dei Croati. “Dov’era finito il carico che non è stato distrutto?”, chiedo, “in Sardegna, nell’Isola di Santo Stefano. Ma da quando non ci sono più gli Americani alla Maddalena è diventato tutto un casino e ci sono state delle interferenze”, “che interferenze?”, chiedo, “interferenze dall’alto, così in alto che neanche il Ministro sapeva”.

Qual è il problema adesso?”, chiedo all’Ingegner Monzi che mi guarda serio. “L’arsenale sequestrato a Zhukov nel ’94 non è più nei sotterranei dell’Isola di Santo Stefano”, “dove si trova?”, “è stato caricato in assoluto segreto su navi di linea dalla Sardegna a Civitavecchia”, “su navi di linea?”, ripeto sorpreso, “si caricate insieme a centinaia di turisti ignari. A qualcuno è sembrata la soluzione più conveniente. Quel carico non esisteva, ufficialmente era stato distrutto, è stato facile farlo uscire dai sotterranei di Santo Stefano e imbarcarlo su navi civili”, “chi ha comprato l’operazione?”, “questo è il punto più dolente”, fa Monzi, “è parte degli accordi segreti tra Italia e Francia per le operazioni in Libia

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