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Archivio per

Dongo 2011

Il Tesoro è l’archivio dei servizi d’intelligence di Gheddafi. Con questo si può accedere ai misteri nascosti di cui è stata testimone e partecipe la Libia. Alcuni sono roba passata e possono interessare solo qualche storico interessato a mettere insieme i tasselli di un passato prescritto, dove la gran parte dei protagonisti sono morti o inoffensivi. Niente che interessi veramente gli uomini di potere di oggi. Altri riguardano il nuovo assetto del Mediterraneo. E questo interessa eccome.

Lockerbie, Ustica, la morte dei libici a Roma negli anni ‘80, la strage della stazione di Bologna, il traffico d’armi con la Somalia, gli accordi con i gruppi terroristici internazionali, la politica filo araba dell’Italia all’epoca di Andreotti e Craxi. Ma il vero tesoro sono i file più recenti, le concessioni petrolifere, i fascicoli sugli uomini che ora fanno parte del Comitato Nazionale di Transizione. Ci sono due persone che oggi lottano per trovare per primi questo tesoro e sono Mustafa Mohammed Abdul Jalil, presidente del Comitato degli Insorti e il Presidente francese Sarkozy. Ognuno per i suoi motivi e non escluderei che alla fine troveranno un accordo. Simile a quello segreto, siglato a Dongo nel 1945 tra i Partigiani e i Servizi Inglesi che si divisero i bagagli di Mussolini in fuga verso la Svizzera. Ai Partigiani i soldi e l’oro, agli inglesi lettere e documenti.

Mustafa Mohammed Abdul Jalil, ex Ministro della Giustizia del Governo libico di Gheddafi aspira a prendere il posto del Colonnello e intende usare i dossier a suo favore nelle trattative già iniziate per la spartizione del potere libico. Il Presidente Sarkozy per difendere gli accordi sottobanco della Total e l’amico franco libanese Ziad Takieddine, grande mediatore per gli interessi della Total in Libia.

La partita è aperta, personalmente non mi interessa granché come andrà a finire. Ho altro per la testa. Ho appuntamento tra mezz’ora al solito caffè con l’Ingegner Monzi.

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Il tesoro

Arrivo a Roma in perfetto orario. Due settimane di vacanza nella mia dacia a Krasnodar mi hanno completamente ritemprato. Ho avuto il tempo di mettere insieme alcuni pezzi di un puzzle che ancora non riesco a decifrare. Non ho ancora capito cosa è successo quella sera a Milano nell’appartamento di Piero. Non so cosa c’entri il SISDE ma so che devo tenere gli occhi aperti ed ho il nome di uno dei due uomini che ho visto quella sera. L’uomo che ho rivisto a Roma si chiama Carlo Serra, ha un curriculum di tutto rispetto e non è persona da non disturbare a cuor leggero. Terrò gli occhi aperti e cercherò di capire cosa cercava da Piero. Ho una traccia da battere ora.

Sfoglio il giornale di oggi. iItitoli energetici francesi,Total e GDF Suez sono in rialzo dopo i fatti libici. Aver scommesso su quel gruppo di insorti all’inizio dell’anno ha pagato alla fine. Adesso la Francia è il secondo paese dopo l’Italia a importare greggio dalla Libia e si prepara se non a diventare la numero uno almeno ad aumentare la sua fetta di torta. Direi che la strategia di Sarkozy ha pagato, la cosa più strabiliante è come abbia convinto il Presidente Berlusconi a sobbarcarsi parte delle spese. Certo l’Italia ora vede minacciate le concessioni dell’ENI che potrebbe perdere il suo ruolo di spicco. Sarei pronto a scommettere sulle ottime conoscenze dell’ENI se non fosse che di mezzo c’è Monsieur Ziad Takieddine. Principale ombra ispiratrice dell’intervento della Francia in Libia, è stato lui a scommettere su quel gruppo di scalzacani che oggi vengono chiamati “gli insorti” o anche “i ribelli” o meglio, come scrivono anche i giornali italiani “il governo provvisorio degli insorti”.

Ma c’è un altro obiettivo che interessa i Francesi oltre al petrolio. E sulla questione mi risulta che ci sia molta preoccupazione tra i Servizi Italiani che si trovano inermi e con le mani legate. È la caccia a quello che viene chiamato “il tesoro”: l’archivio dei servizi d’intelligence di Gheddafi.

Caino

Sto comprando un libro per il viaggio. Stasera parto per Krasnodar, ho bisogno di tornare alla mia dacia per un periodo di relax. Tanto più che il Ministro e il Segretario sono in vacanza anche loro. A presidiare il fortino rimarrà solo l’Ingegner Monzi, che non va mai in vacanza. Lo avverto che sto via due settimane, lo avrebbe scoperto comunque. Immagino abbia messo sotto controllo sul passaporto speciale che uso per gli spostamenti all’estero.

Scelgo di completare le mie letture su Saramago. Prendo Il Viaggio dell’Elefante e Caino, gli ultimi che mi mancano.

Ho appena pagato alla cassa e dalla vetrina che da sulla strada vedo passare un uomo che ho già visto. Non ho né difficoltà, né esitazioni a ricordarmi dove. Non dimentico mai una faccia. È il mio lavoro. Non posso dimenticare che l’ho visto mentre usciva, insieme ad un altro, dal portone del condominio di Piero a Milano. La notte che hanno pulito la casa e fatto fuori il Nero.

Esco dalla libreria in fretta. Gli sto dietro senza difficoltà. Non è difficile, sia perché lui non mi ha visto quella notte a Milano, sia perché non crede di essere seguito. Se si girasse vedrebbe solo un vecchio, che passeggia con due libri sotto braccio, dall’altra parte della strada.

Il mio uomo ha la disinvoltura di chi si muove nel suo ambiente. Vive a Roma è evidente. Sicuramente non ha mai commesso alcuna azione qui, per questo me lo son ritrovato a Milano. Lo seguo fin sotto via Lanza. Entra nella sede del SISDE.

Cazzo, penso, è un collega. Questo si che è un problema.

Un falò da un fuoco di paglia

Apro la busta che mi hanno consegnato. Dentro ci sono delle foto, nitide, inequivocabili.

Faccio deflagrare la bomba Fraticiello subito. Su un importante quotidiano locale esce un reportage su una presunta nuova tangentopoli al Sud Italia. Si parla dell’Abruzzo e del Molise. Non si fanno nomi, si citano solo circostanze, fibrillazioni negli ambienti politici, nuove riorganizzazioni delle associazioni criminali, reati da colletti bianchi e spreco di denaro pubblico. Ma questo è solo l’aperitivo.

La punta avanzata dell’offensiva sono le dichiarazioni spontanee che fa Pietro Ciotti un ndranghetista in carcere per due omicidi. In cambio di trentamila euro che faccio avere alla famiglia chiede di essere ricevuto dal Magistrato perché dice di avere informazioni su un fatto recente di cronaca. Dice di essere venuto a conoscenza di alcuni dettagli sull’omicidio irrisolto di Yara Gambirasio. Non fa nessuna rivelazione determinante ma allude ad alcune voci sentite sulla pista calabrese. Ai magistrati che lo interrogano rivela di aver avuto queste notizie da due altri carcerati che poi negheranno la vicenda. Ma Ciotti con la scusa di rivelare particolari inesistenti sulla vicenda Gambirasio parla di una riorganizzazione della ndrangheta al sud, specialmente in Molise dove i referenti sono giovani politici ambiziosi ma che ancora non occupano posizioni di potere. Fa anche il nome di Martino Fraticello. Gli inquirenti non rivelano questi particolari alla stampa ma nell’ambiente la voce di diffonde.

Fraticiello che sa di essere innocente si espone in prima persona e fa dichiarazioni alla stampa su questa calunnia che circola sul suo nome. Nega ogni addebito. È lui stesso che annuncia che un ndranghetista ha fatto uscire il suo nome. Si sente sicuro della sua innocenza e si espone. Casca nella trappola. Dice di non conoscere né i fatti né i personaggi a cui lo si avvicina. Parla di calunnia, anche i giornali la confermano. Ma la mia strategia è fare di Fraticiello un volto conosciuto.

Una settimana dopo Pietro Ciotti ritratta, dice di essersi sbagliato, di aver confuso. Ma la notizia è irrilevante. Nessuno accusa veramente Fraticiello. Non c’è nulla sul suo conto. I suoi amici di partito si stringono a lui, parlano di lui come una persona integerrima, impegnata in una battaglia di moralità per il Molise di domani, quello che verrà fuori dalla prossime lezioni di ottobre. Fraticiello si sente forte, pensa di avere una notorietà che potrebbe aiutarlo alle prossime elezioni. Si fa intervistare dalla stampa, si difende come un leone, pensa che questa sia la sua occasione di costruirsi un’immagine vincente. Ed è proprio qui che aspettavo Fraticiello. Perché per distruggere un uomo bisogna farlo dalle fondamenta. Proprio quando non se lo aspetta. Anzi, cercando di annodargli al collo la corda che lui pensava di usare per scalare la montagna.

È proprio quando si inizia a parlare della grande moralità di Fraticiello, l’uomo nuovo della politica molisana che la moglie esce allo scoperto con un’intervista su un importante settimanale femminile. Parla dell’uomo stupendo che ha sposato. Martino Fraticiello, l’uomo nuovo, l’onesto. L’operazione principe che lancia la sua carriera politica. Ma non aspettavo altro per far deflagrare la bomba.

Lo faccio quando Fraticiello eleva la sua moralità al servizio del Molise e delle istituzioni. Il giorno del compleanno della moglie, con la famiglia riunita per la festa, rendo pubbliche tramite un giornale scandalistico il contenuto della busta che mi hanno dato.

Tre foto che ritraggono Fraticiello con un trans a Roma. Forse l’unica volta che aveva veramente ceduto ad uno sfizio. Nelle tre foto sta parlando con un trans, si può ipotizzare di cosa stiano parlando, il trans gli tiene un braccio sul petto, lui lascia fare. Nessuna foto che li ritrae nudi o mentre scopano. Le foto sono caste, ma nessuno crederebbe che poi non abbiano consumato. Le foto insinuano e tanto basta. Basti pensare la caso Sircana, qualche anno fa.

E questa è la vera bomba, il resto era un gioco. Faccio deflagrare Fraticiello dall’interno, gli tolgo la famiglia e l’appoggio della moglie. Prima faccio in modo che Fraticiello diventi famoso, che si difenda dalle calunnie della ndrangheta, che lanci la sua immagine pulita, di giovane incorruttibile. Poi avvicino la sua immagine ormai pubblica a un trans. Chi potrà più parlare di integrità morale?

Monzi mi fa avere un messaggio. Si complimenta per il lavoro.

Ed è proprio quando penso che sono pronto per prendermi due settimane di vacanze e tornare per un periodo alla mia dacia sul Mar Nero che trovo una traccia inaspettata sulla morte di Piero.

 

Il pelo nell’uovo

Sul foglietto che mi ha dato l’Ingegner Monzi c’è scritto un nome: Martino Fraticiello.

Conosco Fraticiello di nome. È un politico molisano di secondo ordine. Il problema è che in questi giorni ha cominciato a farsi sentire da quando il Governo ha annunciato che il CIPE ha sbloccato i Fondi FAS e che al Molise arriveranno un miliardo e 300 milioni.  

Fraticiello sa delle cose che sarebbe opportuno tacere, perché quando ti piovono sulla testa tutti questi soldi non dovresti stare a guardare il pelo dell’uovo, cioè che una parte del miliardo e tre sono già stati spesi.

Fraticiello ha cominciato a parlare a vanvera, a fare questioni che è tutta una manovra elettorale e che 400 milioni di euro del FAS sono già volatilizzati. In Molise ci saranno le elezioni tra poco più che 2 mesi, le hanno anticipate al16 e al17 ottobre.

Fraticiello ha cominciato anche a fare nomi e cognomi e a spiegare come la Regione Molise si sia indebitata per sostenere alcune importanti aziende private locali come la Solagrital, lo Zuccherificio, la Ittierre, la Fin Molise. Ora la Regione ripianerà il buco a bilancio di 400 milioni con i soldi FAS e così il 30% dei fondi è già andato.

Monzi mi ha detto apertamente che Fraticiello deve smetterla di dire queste cose in giro e iniziare a farsi gli affari suoi. Hanno provato a dirgliela con le buone promettendogli l’elezione sicura a ottobre ma lui niente. Monzi dice che Fraticiello pensa di cavalcare una battaglia di legalità per prendersi i voti alle elezioni e strappare una poltrona di spicco. Hanno provato anche ad offrirgli soldi ma lui ha tirato dritto.

Ha altre idee per la testa. E quando tutte le tecniche moderne falliscono allora entra in azione uno Spin Doctor. Ai miei tempi a Mosca saremo stati molto più sbrigativi ma ora non si può più far sparire qualcuno.

Sono ancora seduto al bar da solo quando entra l’uomo che stavo aspettando. Saluta con un cenno del capo, si siede, appoggia sul tavolo una busta chiusa. Si alza subito, saluta ed esce. Adesso ho tutto quello che mi serve per sistemare Fraticiello.

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